Melodia

Non ho…

non ho altro che la mia vita,

quel prato dove posi i tuoi occhi.

Avrò
abbastanza sorrisi
per coprirti
di fiori e colori?

Nelle mie mani,
nelle mani del tempo
ambra liquida
per racchiudere un canto.

Melodia che nasce,

in piedi
ad ascoltare…

…e sempre torna il vento
come voce
di carezza all’aria…

Il recinto dei giochi

Là io cammino
dove dormono i fiori,
dove pallide ombre sono giochi sul prato.
Sono passi felpati nel recinto dei giochi,
sono voci confuse e frammenti del tempo.

Là io cammino
dove dormono i fiori,
dove i tocchi dell’aria son spirali del vento;
spazi vuoti del tempo come piume bagnate
che non sanno volare.

Là io cammino
dove dormono i fiori,
dove palpebre chiuse sono il sole al tramonto;
dove il salice verde si piega a correggere l’urto degli anni.

Là io cammino
dove dormono i fiori,
dove tutto è confuso come l’acqua nei gorghi;
come fiume che a valle cerca pace nel mare.

Là io cammino.

Dove c’erano fiori,
solo steli marciti dove tutto è concluso;
dove il resto è miseria nel pianto
ed i gesti non hanno più senso.

E’ in un colpo di dadi la sorte.
In un grido d’impotenza
quell’eco senza volto
come pendola muta

nel recinto dei giochi.

Basta aspettare

 

Fragile come l’aurora
questo vivere la tua presenza,
un tracciato di parole ammutinate
il canto lontano del silenzio.

L’angoscia che serra il cuore,
nel devoto sorriso all’esile giorno,
le mani unite come papaveri e grano.

La schiena curva, le mani vuote,
spalle appoggiate ad un muro di vento,
un pascolo di nubi stracciate
nei respiri sospesi.

Il gemito del corno di caccia,
la mia voce che chiama;
al di là di variegate radure,
sbuffi di bianco vapore su rami spogli
gocciolando l’alito degli alberi,

trasudando un lento contagio.

Un camminare senza avanzare
inghiottendo aria, come
chi sta per affogare.
……………………………………..
……………………………………..
Poi esplose il pianto,
un urlo straziato
il canto lontano del silenzio.
Risalirà la sua sorgente
la buia solitudine al di là delle sbarre,
l’impazienza di unirsi al vento, e
una tomba per tutto…..

…..basta aspettare.

Il viaggio

Prendimi le mani e stringile al petto
le mani che invisibili esplorano il silenzio
invisibile in ogni angolo delle nostre ansie
l’incubo in cui ci agitiamo
noi stessi e null’altro,
un’ombra sola
la nostra oscurità che fiorisce.

Troppo lontana sei per gli esili fili grigi
a mendicare con gli occhi nostalgia e tristezza,
le tue formule magiche, libere
come la tua anima

le mie scarpe piene di sabbia.

Abbiamo viaggiato nei nostri cuori,
nelle nostre memorie ai confini del tempo
nello stupore irreale e dimenticato,
senza vergogna i battiti dei nostri cuori.

Il pensiero che indugia su riccioli scuri, arruffati
dal vento e dalla vita.

Appesa al filo dell’orizzonte la preghiera delle mani
il canto di bandiere votive intonate al sole che muore,
un colore gravido di sogni e ricordi
un tratto di strada
che va oltre i tuoi ultimi passi.

La siepe dei lillà

Quali occhi raccontano la strada fatta di magia,
qualche immagine strana, le sedie in giardino.
Difficile guardar fuori, nel buio,
il traffico di notte in paradiso, l’avidità dei sogni,
la poesia invisibile elaborata dietro gli occhi.

….Ferma la memoria in questo esilio,sedeva immobile
….nella gelida cerchia delle sue virtù
….l’atteggiamento eburneo.

Sotto il muro del parco un lembo del sipario;
ombre sdraiate, in attesa, sulla panchina
la natura morale caduta in frantumi.

….La prima pioggia dell’estate cancella le impronte dei suoi sguardi,
….libera la strada, i contorni, i ritorni.

COSA RICORDI DI NOI?

….La tenebra chiudeva l’orizzonte ampliando la sua libertà,
….l’ombra scura del faggio ridava campo ai suoi pensieri.

Beata oscurità le isole del vento,
il nero cielo scontroso, il fuoco che si spegne.

Lo sguardo su una nota di sfida
….guardava in basso
……..la punta delle scarpe coperte dai lillà.