L’Autore

di S. Athenakoris

 

Nella zona più profonda dell’anima,
come in un giardino, riposano le immagini
di tutte le cose, ben prima di ogni sensazione
e di ogni visibilità, rese possibili invece
proprio dalla riattivazione del ricordo che
non rinuncia alle sue dolcezze, agli incanti
dei suoi paesaggi spirituali, ai fiori e ai
sogni di cui si nutre.

Ivano ( Outrage ) racconta
storie di lucida malinconia affidando al vento
il lenzuolo dei suoi versi, resi appena sonori
da qualche inattesa assonanza generata quasi
per caso e che pur basta a tener viva la
nostalgia di un canto più serenamente disteso.
E’ il racconto di un artista, un poeta che vela
appena l’urgenza sentimentale ed esistenziale,
il suo chiudersi in sè alla ricerca di
un’ irragiungibile innocenza, di una perfetta
purezza, di un’ assoluta trasparenza. La poesia
riscopre la sua vena narrativa circoscrivendone
rari dettagli compiuti e controllabili nella
perfetta, immutabile finitura dei suoi versi.
E’ un poeta innamorato delle cose che lo circondano,
un amante deluso della vita, capace però di
assaporarne i particolari immaginandoli,
inventando qualcosa di più importante, di più
bello, di più terribile dell’oggetto quotidiano,
amplificato dall’attenzione che gli si rivolge.
Egli bagna i suoi versi, le sue immagini, di una
luce calda dalle corrispondenze antiche.
Nella considerazione è la misura del suo fascino:
con la cura intensa, silenziosa, concentrata che si
riserva a ciò che si ama profondamente, con la
tensione dell’interesse, l’urgenza della necessità,
egli riesce a dar vita alla magia, alla presenza,
alla poesia e a farci dono di un mondo che da
sempre gli appartiene. La partecipazzione delle
parole alla dialettica del desiderio è nei suoi versi
sempre attenta e vibrante, sino quasi raggiungere
un ipotetico isomorfismo tra linguaggio e suo
oggetto. Ipotetico, perchè quando sulla scena il
protagonista diventa il passato, affiora sempre
quella lacuna che non ha il suo luogo nella
memoria, ma nelle parole stesse. E,’ tuttavia,
l’esperienza tumultuosa e creativa immersa
nell’ universo delle pulsioni oscure che segnano
lo spazio della nostra ragione che ci spinge a varcare
i confini dell’opacità quotidiana nelle regole delle
consuetudini. Una scrittura a volte paradossale
dislocata spazialmente sul foglio dove il linguaggio
vive in un meccanismo che si muove autonomo:
pressante da metafora a metafora, da immagine
ad immagine. Libero. Un incedere dissacrante
in una dimensione quasi di psichismo nella
costante di ricerca e di mancanza. Questa
dimensione di delirio e di psichismo è vissuta
come la creazione di una solitudine della
sopravvivenza che sbanda sulla frequenza degli
indugi e della metrica delle pause assorte. Nel gioco
del rispecchiamento è il gioco liquidatorio in cui
versare il furioso caos del molteplice esistenziale.

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